Cercasi mamma e papà

In primo piano

 

L’Associazione SJAMO cerca coppie disponibili ad accogliere bambini provenienti da vari Paesi, a fronte di richieste che l’associazione riceve frequentemente e costantemente, in particolar modo dalla Colombia, per vari casi:

gruppi di fratelli (due, tre, anche quattro o cinque fratelli…), in condizioni di salute buone o con piccole problematiche che riguardano uno dei bambini;
bambini dai 10 anni, in buona salute, ma che sono considerati “troppo grandi” all’estero;
bimbi piccoli a partire da 1 anno di età, talvolta portatori di problematiche che in Italia possono essere gestite ma che nella loro nazione di origine risultano difficilmente migliorabili;

Le famiglie (coppie già in possesso di Decreto di Idoneità all’Adozione Internazionale)  che sono interessate ad avere maggiori informazioni e/o un colloquio informativo gratuito possono chiamare le sedi di Albenga (SV) e/o ROMA.

Associazione SJAMO – Sao Josè Amici Nel Mondo

ALBENGA – Sede operativa centrale Via Lungocenta C.B. n. 12 – Albenga (SV)

Tel.: (+39) 0182 51854

Cell.: (+39) 346 66 27 482

Mail: sjamo.ong@gmail.com

 

 

ROMA- Sede operativa

Via di Sant’Agata dei Goti, 24Tel.: 06-4880412Cell.: 347-3736268Email.: sjamo.roma@tiscali.it

 

La Storia di Josè

C’ERA UNA VOLTA…

E’ un soleggiato mattino di luglio del 2019, e nella sede dell’Associazione Sjamo di Albenga viene recapitata una lettera contenente tre fotografie, ritraenti il tipico scenario di una festa di compleanno per bambini: al centro dell’obbiettivo sette fiammelle accese sopra una torta di frutta, così grande da sovrastare il volto sorridente del festeggiato, subito riconosciuto dagli operatori presenti che, appena tre anni prima, avevano visionato le fotografie dello stesso bimbo, di poco più piccolo ma il cui sguardo tradiva emozioni ben diverse da quelle che si riescono a scorgere oggi.

I grandi occhi di Josè, nel giorno del suo settimo compleanno, luccicano di gioia accanto alle figure della mamma e del papà italiani che lo hanno adottato due anni fa’, quasi del tutto liberi dalle ombre che offuscavano il suo sguardo nelle fotografie della prima infanzia, e che prendevano forma tra le pagine, intessute di maltrattamenti e miseria, delle relazioni istituzionali in cui si riassume la storia dei suoi primi anni di vita.

E’ una storia triste e violenta, il cui racconto ha inizio un giorno di primavera del 2013, a meno di un anno dalla nascita di Josè, in una regione agricola della Colombia, quando una giovane donna si reca nell’ufficio territoriale della Polizia per l’Infanzia e denuncia, in qualità di vicina di casa, la terribile situazione del bimbo che vive a pochi metri dalla sua abitazione: un bambino di appena 9 mesi, ancora incapace di muovere i primi passi a quattro zampe, con il viso spesso martoriato dalle percosse, ed esposto al continuo maltrattamento fisico e psicologico da parte di un ipotetico padre e della sua compagna. Un bambino trascurato ogni sera fino a notte fonda, al quale si  somministrano abitualmente gocce di valeriana – o ansiolitici – per mantenerlo sedato tutto il giorno.

Le indagini successivamente effettuate dalla Polizia per l’Infanzia, oltre a confermare la denuncia, faranno emergere una disarmante sequenza di ricoveri ospedalieri dovuti alle condizioni di estrema incuria, malnutrizione, sporcizia, abbandono, ed esposizione continua ai batteri in cui il piccolo Josè è confinato dal giorno della sua nascita.

Interrogato dagli agenti di Polizia e dai Servizi Sociali, il papà di Josè non tenta minimamente di dissimulare tutta la propria incapacità di cura e il proprio disinteresse nei confronti di quel suo figlio poco più che neonato, per il quale chiede che possa esser dato in adozione il prima possibile.

E’ lo stesso papà di Jose ha raccontare che, dopo aver abbandonato il figlio neonato a due mesi dal parto, la sua mamma naturale è sparita dalle loro vite senza preavviso, rendendosi del tutto introvabile e lasciandolo, solo, alle prese con un bambino bisognoso di cure e sostentamento.

Il papà di Josè è privo di occupazione da un tempo indefinito e pronto a rilasciare una dichiarazione che non lascia dubbi:

 “Ho preso la decisione di non vedere mio figlio subire la fame, a volte non ho niente da mangiare per me e per lui, non posso acquistare cibo né pannolini, non sono in grado di  lavorare, ho cercato la sua mamma per più di sei mesi ma non riesco a trovarla: con lei soltanto è stata una notte fugace dettata dall’alcool, e quando, tempo dopo lei mi cercò per dirmi che era incinta,  abbiamo deciso di convivere, ma dopo due mesi dalla nascita di Josè, lei è sparita nel nulla e si è resa introvabile.

E’ una storia in ostaggio della miseria e del disamore quella che scandisce i primi anni del piccolo Josè, il quale viene allontanato dalla casa paterna e collocato prima in un Istituto per minori e poi presso una famiglia affidataria.

Le carenze affettive, i maltrattamenti e le molte privazioni fisiche patite sono certamente all’origine della diagnosi psichiatrica, rilasciata nell’anno 2015, di disturbo dello sviluppo, del comportamento con sintomi di deficit di attenzione e iperattività, e del linguaggio.

Tra il 2016 e il 2017 il Servizio Istituzionale psichiatrico colombiano inserisce il piccolo Josè in un programma clinico-riabilitativoo che prevede, insieme all’intervento psicoterapeutico, la somministrazione di psicofarmaci, nonostante la tenera età del bimbo e la naturale sensibilità alle sostanze farmacologiche.

Ma è soltanto al principio dell’anno 2018, quando il piccolo José viene per la prima volta accolto nell’abbraccio inaspettato, accogliente e rassicurante di Mamma Gemma e di Papà Matteo, reduci da loro lunga attesa pre – adottiva, che il suo stato comincia a volgersi verso una condizione futura di benessere e benevolenza.

Pochi mesi fa’ Josè ha festeggiato il suo secondo compleanno italiano, circondato dall’amore della famiglia che sorride accanto a lui nelle fotografie, eppure il suo sguardo sembra aver attraversato secoli di distanza dalle ombre che lo avevano offuscato per i suoi primi cinque anni di vita.

…E VISSERO TUTTI FELICI E CONTENTI

Buon compleanno SJAMo!

20 anni di SJAMo: il nostro grazie agli Amici che hanno condiviso con noi questo cammino 

Cari Amici,

ricordo ancora il pomeriggio del 02 febbraio dell’ anno 2000, quando un gruppo di famiglie riunite di fronte al notaio Navone di Albenga ha dato vita all’Associazione SJAMo – Sao José Amici nel Mondo – ONLUS: erano tutte famiglie adottive mosse dal desiderio di donare se stessi ed il proprio amore, dando il proprio contributo in difesa del diritto di ogni bambino ad avere una famiglia, sentirsi accolto, protetto e, soprattutto, amato.
Il nome scelto per l’associazione deriva da San Giuseppe, il Santo protettore della famiglia, ed evoca il bisogno di riunire tanti Amici “nel mondo”, quali compagni di viaggio e membri volontari di un’Unica grande famiglia.

Il nostro viaggio è iniziato  vent’anni fa in Brasile: un paese meraviglioso, ricco di storia e colori ma, all’epoca,  diviso tra la povertà e la solidarietà tra la gente; ricordo le amicizie nate durante la nostra permanenza presso le comunità locali dove insieme a loro lavoravamo  per dare un aiuto concreto alle famiglie più fragili.

Oggi molte cose sono cambiate, come è normale che sia nella vita di ognuno di noi e delle nostre famiglie, eventi gioiosi e tristi si sono alternati.
Nel nostro cuore è sempre vivo il ricordo di  Maria Pia che è stata per tutti noi il portabandiera della SJAMo, divideva il suo tempo tra la famiglia, il lavoro e il volontariato, aveva sempre una parola di conforto ed un consiglio per tutti, la sua dedizione al prossimo, la sua esperienza e professionalità sono stati per tutti noi un riferimento certo. In sua memoria, su proposta dell’assessore ai servizi sociali di Albenga, è nato nel 2015 il progetto “Maria Pia” che attraverso la SJAMo si occupa della ricerca, formazione ed accompagnamento di nuclei familiari volontari disponibili all’accoglienza di bambini in temporaneo stato di bisogno e al sostegno di famiglie fragili.
Un altro triste evento occorso nel 2019 è stato la recente prematura scomparsa per una disgrazia del giovane Rafael, un ragazzo di 19 anni, adottato da una famiglia ligure attraverso la SJAMo.
In sua memoria è nato il “Progetto Rafael”, un progetto che ha lo scopo di aiutare bambini con bisogni speciali nelle indagini mediche e le cure di cui necessitano per migliorare la loro salute psico-fisica.

Poi ci sono gli eventi positivi, dei quali tutti ci rallegriamo perché danno un senso e sapore alla nostra vita:
La SJAMo in 20 anni ha realizzato tanti progetti sia in Italia che in diversi paesi stranieri. Dalla costruzione di strutture per l’accoglienza di bambini, alla realizzazione di servizi a beneficio di mamme sigle con i loro figli, agli aiuti economici per la formazione professionale dei ragazzi, al sostegno alle attività scolastiche e doposcuola, la SJAMo in tutti questi anni è stata impegnata, grazie al lavoro svolto dai suoi professionisti e volontari, in diversi paesi come il Brasile, la Bulgaria, la Colombia, il Togo, lo Sri-Lanka, la Repubblica Democratica del Congo, l’Albania ed altri.
Altro evento positivo sono state le molte adozioni di bambini stranieri che la SJAMo ha accompagnato grazie anche qui al lavoro dei suoi professionisti e volontari. Tanti bambini oggi hanno una famiglia in cui crescono accuditi, sereni ed amati.

Tutto questo è stato possibile grazie anche al contributo di famiglie e persone che hanno scelto di sostenere l’associazione, siamo riusciti tutti insieme a dare un senso concreto alla nostra mission.
Il nostro cammino non è quasi mai stato facile, molte le difficoltà affrontate fino ad oggi, ma resta ferma la fiducia profonda di ciascuno di noi nei grandi ideali di solidarietà e di parità dei diritti per tutti.
Oggi purtroppo stiamo assistendo ad un allontanamento tra gli uomini, cadono le barriere, ma la distanza tra le persone aumenta; la paura che l’altro possa ferirci è grande e la fiducia nel prossimo si è ridotta al lumicino, questo grazie a tutti quei messaggi negativi che i mass media ci propinano a tutte le ore.
La nostra società sempre più consumistica e disattenta è riuscita ad inaridire campi fertili come quello dell’accoglienza dell’altro, della protezione, della promozione e della integrazione. Conosciamo bene tanti proverbi come… Chi trova un amico trova un tesoro… I figli sono la benedizione di Dio… Oggi la percezione del benessere materiale ha sostituito quello spirituale e dell’anima.

“Benché i bambini possano essere vittime di un destino avverso, non possono essere vittime della nostra negligenza.”
J. F. Kennedy

Grazie di cuore.

Il Presidente
Claudio Leucci

Pubblicato in News

Adozione 3.0 – Comunicato Stampa

COMUNICATO STAMPA

Adozione internazionale: gli enti autorizzati incontrano ministro Bonetti
Riunione con la cabina di regia “Adozione 3.0”: “Governo e istituzioni diano forza e vigore a quello che è un grande gesto di giustizia sociale: ridare una famiglia a un bambino abbandonato”

Roma, 13 dicembre 2019 – Si è svolto nella giornata di martedì 10 dicembre l’atteso incontro tra la cabina di regia “Adozione 3.0”, che riunisce 49 enti italiani autorizzati all’adozione internazionale e il ministro della Famiglia e Pari opportunità e presidente della CAI – Commissione Adozioni Internazionali, Elena Bonetti. Un incontro che si è svolto in un clima positivo e di cordiale confronto su un tema delicato, quello dell’adozione internazionale, che sta vivendo una forte crisi da ormai diversi anni.
“L’incontro è stato senza dubbio positivo – fanno sapere da “Adozione 3.0” – e il ministro ha ascoltato con attenzione le istanze degli enti autorizzati su diverse tematiche. In primis il rilancio delle adozioni, poi il sostegno alle famiglie, investimenti adeguati affinché il sistema funzioni sempre meglio, l’incremento delle relazioni con i Paesi esteri, l’aggiornamento dei Protocolli Regionali, e infine, un impegno per la realizzazione di futuri programmi di formazione per tutti i soggetti del sistema”.
“Possiamo dire – proseguono gli enti – di essere soddisfatti. C’è davvero molto lavoro da fare per rilanciare l’adozione internazionale. Siamo serenamente convinti sia giusto chiedere un maggiore sforzo da parte del Governo e delle istituzioni tutte per dare nuovamente il giusto valore e peso all’adozione internazionale, perché ridare una famiglia ai bambini abbandonati è una bene per tutti.
Auspichiamo pertanto che questo primo incontro possa essere un punto di partenza perché tutti insieme si collabori al rilancio delle adozioni internazionali ”.
A rappresentare tutti gli Enti Autorizzati Pietro Ardizzi, Cinzia Bernicchi, Anna Torre, Maria Virgillito, Gianfranco Arnoletti.

Gli enti aderenti ad “Adozione 3.0”:
A.I.A.U. ASSOCIAZIONE IN AIUTI UMANITARI Onlus; A.S.A. – ASSOCIAZIONE
SOLIDARIETA’ ADOZIONI Onlus; AAA ASSOCIAZIONE ADOZIONI ALFABETO; Ai.Bi. -ASSOCIAZIONE AMICI DEI BAMBINI; AMICI DI DON BOSCO Onlus; AMICI MISSIONI INDIANE (AMI) – Onlus; AMICI TRENTINI Onlus; ARCOBALENO – Onlus; ARIETE Onlus; ASSOCIAZIONE AGAPE’ – Onlus; ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO “CUORE” Onlus; ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO ERNESTO; ASSOCIAZIONE FAMIGLIE ADOTTIVE PRO I.C.Y.C. Onlus; Associazione FIGLI DELLA LUCE – Onlus; ASSOCIAZIONE I CINQUE PANI; ASSOCIAZIONE IL CONVENTINO – Onlus; ASSOCIAZIONE ITALIANA PRO ADOZIONI – A.I.P.A. – Onlus ERGA PUEROS; Associazione MEHALA – Sostegno Infanzia e Famiglia – Onlus; ASSOCIAZIONE NAZIONALE PUBBLICHE ASSISTENZE (A.N.P.A.S.);

Per informazioni
Cabina di Regia “Adozione 3.0”
+339 463 1587

Un dolce Natale solidale

Quest’anno scegli un regalo di Natale dolce e solidale!

Ordina  una squisita marmellata di frutta biologica selezionata, direttamente dal Kenya e potrai aiutare tanti Bambini soli al mondo a trovare una Famiglia.

Scegli il Gusto che preferisci tra:
Limone e Papaya, Mango, Guava, Carcadé

Donazione minima di 10,00 €

Per info e ordini:

SJAMo – Sede di ALBENGA
Tel.:0182-51854
Cell.: 346-6627842
Email: sjamo.ong@gmail.com

SJAMo – Sede di ROMA
Tel.: 06-4880412
Cell.: 347-3736268
Email.: sjamo.roma@tiscali.it

La Sfida Genitoriale nel Post Adozione

Discrepanze tra Aspettative e Realtà: Prepararsi ad Accogliere un Figlio

La scelta di diventare Genitori Adottivi, pur originante in coppie o nuclei familiari variegati e diversi gli uni dagli altri, costituisce sempre una svolta profondamente innovativa, i cui effetti rivoluzionari si ripercuotono, in via più o meno diretta, sulla quotidianità di tutti i membri coinvolti, apportandovi quel genere di impulsi trasformativi che possono scaturire solo dall’arrivo e dall’accoglienza di una Nuova Persona, e una Nuova Vita, all’interno di un sistema familiare preesistente.

Tuttavia, la Bellezza racchiusa nel desiderio di donare se stessi, la proprie cure ed il proprio affetto ad un bambino privato dei suoi diritti familiari ed umani, può, talvolta e in parte, offuscare la visuale altruista dei genitori, rendendo loro più difficile il confronto con la realtà quotidiana dell’ Esperienza Adottiva.

Il vissuto esistenziale, complesso e spesso doloroso, del Figlio tanto desiderato si insinua nella sua modalità di interazione con la famiglia adottiva, generando imprevisti sul piano  affettivo e relazionale molto lontani dagli scenari sentimentalmente gratificanti che ci si era prefigurati durante il periodo dell’attesa.

Il nucleo genitoriale e, in senso più ampio, quello familiare, è dunque chiamato a percorrere un sentiero articolato ed emozionalmente intenso, costellato da difficoltà che raramente si esauriscono con la conclusione dell’iter burocratico relativo al processo, ripercuotendosi sulla dimensione psicologica di ciascun membro, oltre che sul funzionamento familiare nella sua totalità.

Se il Tempo dell’Attesa è scandito da una naturale sequenza di aspettative, dubbi, speranze ed incertezze, la Realtà del Post Adozione si rivela quasi sempre densa di contrasti, tipici di ogni Cambiamento radicale delle proprie abitudini e convinzioni.

Dai racconti di molti genitori, pur profondamente felici della propria scelta adottiva, emerge una comune sensazione di sorpresa derivante dal confronto con aspetti imprevisti relativi sia ai rapporti con il figlio, sia alle proprie reazioni emotive.

Per comprendere il livello di Complessità che caratterizza l’Adozione, va ricordato che il nucleo familiare costituisce il centro di un sistema che è già di per sé Complesso, poiché al suo interno confluiscono tutte le dinamiche relazionali ed affettive fra i componenti, oltre a rappresentarne il punto di incontro tra le storie biologiche, psichiche, ed emotive.

In quest’ottica, diventa più semplice considerare l’Esperienza Adottiva quale occasione di confronto tra il patrimonio biologico e culturale comune ai membri di una famiglia, e l’eredità psichica, emotiva e biologica di un bambino che proviene da una realtà familiare, sociale  e culturale, nella maggior parte dei casi profondamente diversa da quella adottiva.

A questo riguardo, è fondamentale che la “diversità” del figlio, venga riconosciuta, accolta, oltre che sostenuta ed incoraggiata. Si tratta di un lavoro personale ed interpersonale Complesso ma infinitamente arricchente per i membri della famiglia adottiva il quale, andrebbe tuttavia sostenuto ben oltre l’approccio formativo e preparatorio previsto in seno alle istituzioni.

Per tutti questi Motivi, oltre che per  il Piacere di offrire un Servizio ad Alto Valore aggiunto, ben oltre il perfezionamento burocratico del Processo Adottivo e l’Ingresso in famiglia, A PARTIRE DAL MESE DI GENNAIO 2020,  l’Associazione SJAMo mette a disposizione, presso la sua sede di Albenga (SV) uno Sportello di Ascolto, Completamente Gratuito, per le Famiglie Adottive, in orario da concordarsi direttamente con l’operatore volontario, qualificato.

Per maggiori info: 

Associazione SJAMo – Sao Josè Amici Nel Mondo

ALBENGA
Sede operativa centrale

Via Lungocenta C.B. n. 12 – Albenga (SV)
Tel.: (+39) 0182 51854
Cell.: (+39) 346 66 27 482
Mail: sjamo.ong@gmail.com

La storia di Alice

Tra le tante storie che vorremmo condividere con i nostri associati e visitatori, quella di Alice emana una forza a nostro parere unica, densa di tutti gli elementi che gravitano intorno ad uno dei costrutti più menzionati in ambito psicologico e sociale: la resilienza.

Alice nasce in Colombia sul finire del piovoso mese di ottobre, in uno dei tanti quartieri metropolitani densamente popolati della capitale, figlia di una giovane donna stremata dalle ristrettezze e dalla solitudine, priva di quel genere di legami o eredità affettive che in molti casi compensano la mancanza di risorse economiche, e consapevole di avere un margine di scelta assai limitato:  senza alcuna fonte di reddito né una rete familiare che possa supportarla, la mamma di Alice è costretta a separarsi da lei molto presto.

A pochi giorni di vita, Alice viene accolta in casa di una conoscente, la cui quotidianità è scandita da lavori duri e precari, e dagli impegni con i suoi figli naturali, i quali non mancano di mostrare il loro entusiasmo alla vista della piccola Alice, pur non riuscendo mai a percepire la sua presenza in un senso realmente “familiare”.

Alice trascorrerà i suoi primi sei anni nei panni poco confortevoli di una piccola ospite, non sempre desiderata, in casa altrui. La signora che l’ha accolta, ricevendola “in dono” dalla madre biologica, si rivela  dura e irascibile, forse più interessata ad allevare una futura badante, per sé e per i propri figli naturali, che ad accudire una bimba.

Sarà lei stessa, con la trasparenza disarmante tipica della sua piccola età, interrogata dalla Polizia per l’Infanzia durante un sopraluogo nell’insalubre ambiente domestico all’interno del quale Alice veniva quotidianamente rinchiusa a chiave, quando i “familiari” ospitanti uscivano, a riferire: “se faccio qualcosa di sbagliato mi picchiano col bastone”.

Il termine resilienza, coniato nell’ambito della scienza dei materiali per indicare la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi, ed ereditato dalla scienza psicologica per descrivere la facoltà di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà, sembra manifestarsi nelle reazioni e nei comportamenti della piccola Alice in una modalità sorprendente, con la quale sarà in grado di affrontare le svolte e gli ostacoli che ancora la attendono.

Trasferita per necessità tra le mura di un Istituto minorile, Alice entra in un programma di riabilitazione cognitiva e comportamentale, rispondendo ad ogni intervento con entusiasmo e tenacia, ed esprimendo sin dal principio una volontà ferrea di elaborare positivamente ogni traccia delle difficoltà affrontate nella prima infanzia.

Tuttavia, la vita in Istituto è difficile per una bimba come Alice, fin troppo consapevole di non poter colmare il suo crescente bisogno di affetto, che nulla ha a che vedere con l’attenzione educativa che le viene somministrata.
E’ una bella bambina, Alice, solare e attraente al punto da destare le attenzioni di un inserviente, sollevando in istituto qualche allarmismo circa un presunto abuso che potrebbe aver subito ma che, quantomeno, sembra averle risparmiato cicatrici sul suo piccolo corpo.

Finalmente inserita nel programma di Adozioni Internazionali, all’età di 10 anni, Alice ha potuto realizzare il suo sogno di avere una famiglia e ricevere tutto quello che, da sempre, le era stato precluso. Da pochi mesi Alice vive in Italia, insieme alla sua nuova e definitiva famiglia, la quale ha saputo attenderla, desiderarla e infine accoglierla con una miscela di trepidazione, fiducia e gioia, per sostenere i suoi primi passi nella nuova vita.

 

Rafael per Sofia

Ringraziamo di cuore tutti coloro che hanno aderito al progetto “Rafael per Sofia”, in primis mamma Angela e papà Paolo che con questo progetto hanno voluto ricordare la prematura scomparsa del loro amato figlio Rafael, ai quali ci stringiamo nuovamente con la più sentita vicinanza e gratitudine.

I nostri Ringraziamenti vanno, contestualmente, a:
Cristina e Riccardo, Camilla, Marco e Claudia, Lucia, Pasquale, Angela, Barbara, Luca, Laura e Carlo, Federico, Angela, Marcella e Eugenio, Sara e Antonio,  Mariangela e tutti gli altri amici che hanno sostenuto questo progetto.

 

Grazie alle Vostre donazioni, la Sjamo contribuisce a migliorare la vita di Sofia, una bimba sudamericana con “bisogni speciali”, di cui Vi raccontiamo la storia:

Sofia è una bambina di 3 anni, nata nella Repubblica Colombiana all’interno di una famiglia che non è mai riuscita a prendersi cura di lei, a causa di una situazione socio economica particolarmente deficitaria.

Sin dai suoi primi istanti di vita, Sofia è stata presa in carico dalle istituzioni colombiane attraverso il “Programma di Protezione Minorile” e, a pochi giorni di età, collocata presso una famiglia affidataria sostitutiva “professionale”, selezionata dalle autorità competenti.

I genitori di Sofia non le hanno mai fatto visita.
Aldilà di poche, sporadiche visite iniziali, da parte di uno zio, nessuno dei suoi familiari si è presentato presso le strutture in cui è stata accolta Sofia, lasciandola di fatto alle esclusive “cure” istituzionali, e determinandone pertanto la successiva messa in “Stato di Adottabilità”, dopo circa un anno dalla sua nascita.

A Sofia è stata diagnosticata una Sindrome genetica estremamente rara e poco nota, la cui sintomatologia è stata studiata su pochi casi in tutto il mondo. Tale sindrome si manifesta con deficit nella crescita fisica e cognitiva.

Attraverso il materiale forniteci, quali relazioni cliniche e tecniche del personale specialistico che ne ha assunto le cure, emerge il ritratto di una bambina vispa e affettuosa, volonterosa e partecipe rispetto alle attività terapeutiche cui è sottoposta.

Ognuno di questi documenti descrive una bambina attiva e reattiva, nettamente orientata al miglioramento rispetto ai propri deficit.

Sofia necessita di un costante supporto logopedico, psicomotorio e psicoterapico, più volte a settimana, poiché attraverso le stimolazioni terapeutiche il suo sviluppo e la sua qualità di vita si profilano verso scenari di netto allineamento con i suoi coetanei.

La Sjamo, si è fatta carico di assicurare a Sofia le cure necessarie a supportarne la crescita, motoria e cognitiva, grazie alle quali sarà più semplice trovare una Famiglia che la accolga.

Dopo aver reso noto alle autorità la propria disponibilità ad assumere gli oneri della terapia necessaria a Sofia, tali da garantirle una cura funzionale non solo al suo sviluppo, bensì alla realizzazione di un Progetto Adottivo.

La Sjamo ha più volte interrogato gli specialisti che hanno in cura la piccola: da ogni visita medica sono emersi pareri confortanti, che descrivono il profilo di una bimba affettuosa, e piena di risorse, con buoni presupposti di adattamento e sviluppo della sua qualità di vita futura.

GRAZIE al Vostro Sostegno, importantissimo per Sofia e per la Sjamo,  sono stati raccolti fondi sufficienti a garantirle gli interventi clinici e terapeutici per un periodo, stimato, di circa due anni a partire da oggi.

GRAZIE a Voi, la piccola Sofia può continuare a ricevere il supporto necessario e partecipare a programmi riabilitativi di tipo fono-audiologico.

GRAZIE alla Vostra Partecipazione, la nostra Speranza di trovare presto una famiglia per Sofia è più viva e i presupposti di veder realizzato il sogno di un Progetto Adottivo per Sofia sono oggi migliori.

 

Per maggiori informazioni:

Associazione SJAMo – Sao Josè Amici Nel Mondo
Sede di ALBENGA
Via Lungocenta C.B. n. 12 – Albenga (SV)
Tel.: (+39) 0182 51854
Cell.: (+39) 346 66 27 482
Mail: sjamo.ong@gmail.com

Progetti in rete – Bando 2019

Il Bando Volontari 2019 per il Servizio Civile Universale è
stato pubblicato in data 04/09/2019.

Quest’anno, per la prima volta SJAMo, presenta un progetto di Servizio Universale in collaborazione con CIPSI – COORDINAMENTO DI INIZIATIVE POPOLARI DI SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE (Ente capofila).Al momento, il nostro progetto “Un cammino condiviso 2019” seppur approvato, non è stato ancora finanziato per mancanza di fondi statali.In attesa dell’approvazione del disegno di legge depositato in Parlamento per incrementare i fondi destinati al Servizio Civile Universale, che ci  permetterà di accogliere i nuovi volontari, segnaliamo che CIPSI e gli enti ad esso collegati hanno 8 progetti all’estero dedicati a 37 volontari e 5 progetti in Italia dedicati a 30 volontari già finanziati. Per informazioni sul bando, sui  progetti attivi e sulla modalità candidatura potete visitare il sito di CIPSI e inviare una mail a cipsi@cipsi.it

Pubblicato il Bando Servizio civile Universale 2019

E’ stato pubblicato il nuovo bando per il Servizio Civile Universale 2019La scadenza per la presentazione delle domande online è il 10 ottobre alle ore 14.Da quest’anno sarà possibile inviare la propria candidatura solo tramite la piattaforma Domande on Line (DOL), accendendo tramite SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale).Per ulteriori informazioni vi invitiamo a visitare il sito del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale e il sito dedicato al Bando Volontari 2019.La SJAMo appartiene alla rete di associazioni con ente capofila CIPSI – COORDINAMENTO DI INIZIATIVE POPOLARI DI SOLIDARIETÀ’ INTERNAZIONALE .Per i progetti già finanziati all’interno della rete, visita il seguente link.